Nevroticismo alto non è una diagnosi

Autore: Redazione di Personaspect · Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2026

Il nevroticismo è uno dei cinque tratti normali della personalità: descrive quanto spesso e con quanta intensità tendi a reagire con emozioni spiacevoli a minacce, frustrazioni e perdite (Lahey, 2009). Tutti hanno un punteggio su questa scala, come tutti hanno un'altezza. Un punteggio alto non è un sintomo, non ha una cura e non è una nevrosi. Chi lo cerca su internet trova spesso parole come "sintomi", "cause" e "cura", e questo crea una confusione che vale la pena sciogliere.

Nevroticismo e nevrosi: due parole diverse

"Nevrosi" è un termine clinico con una lunga storia: lo usò per primo il medico scozzese William Cullen nel 1777, e il suo significato cambiò poi con Charcot e Freud (Treccani). Per il vocabolario indica una condizione di sofferenza psichica che si manifesta con ansia, irritabilità, fobie, ossessioni o compulsioni (Treccani).

Il nevroticismo dei Big Five è un'altra cosa. È una dimensione continua che descrive differenze normali tra le persone, misurata con domande come "Mi preoccupo per le cose" o "Mi arrabbio facilmente". La somiglianza tra le parole è un'eredità storica, non un'indicazione che il tratto sia una forma lieve di disturbo. Proprio per evitare l'equivoco, nel nostro sito lo chiamiamo anche sensibilità emotiva.

Cosa dice la ricerca sul legame con ansia e depressione

Il legame esiste ed è giusto dirlo chiaramente. Una meta-analisi su 175 studi ha trovato che le persone con una diagnosi di disturbo d'ansia o depressivo hanno, in media, punteggi di nevroticismo molto più alti di chi non ce l'ha (Kotov e colleghi, 2010). È un confronto tra gruppi di persone già diagnosticate, quindi non dice cosa viene prima.

Gli studi che seguono le persone nel tempo rispondono a quella domanda. Una sintesi di 59 studi prospettici, con oltre 440.000 partecipanti, ha trovato che il nevroticismo prevede ansia e depressione future. L'effetto si dimezza circa quando si tiene conto dei sintomi già presenti all'inizio, ma non scompare, e resta stabile negli anni (Jeronimus e colleghi, 2016). Gli autori lo descrivono come un indicatore di rischio presente prima dell'esordio di un disturbo.

Un fattore di rischio non è una diagnosi. Molte persone con nevroticismo alto non sviluppano mai un disturbo, e alcune persone con nevroticismo basso sì. Il test non misura disturbi e non può né confermarli né escluderli. Se stai male da settimane, se l'ansia o la tristezza ti impediscono di fare le cose di ogni giorno, la persona giusta con cui parlarne è un medico o uno psicologo, non un questionario di personalità.

Da dove viene

Come gli altri tratti, il nevroticismo è in parte ereditabile. Uno studio su 250 coppie di gemelli ha stimato che le differenze genetiche spiegano circa il 41% delle differenze nel nevroticismo; quasi tutto il resto viene da esperienze personali, non dall'ambiente familiare condiviso (Jang, Livesley e Vernon, 1996). Il dato è in linea con la media di tutti i tratti, intorno al 40% (Vukasović e Bratko, 2015). Ereditabile non vuol dire fisso.

Cambia, e la terapia lo sposta

Il nevroticismo scende in media con l'età, soprattutto tra i 20 e i 40 anni (Roberts, Walton e Viechtbauer, 2006). Ed è il tratto che si sposta di più con la psicoterapia: in una revisione di 207 studi, la stabilità emotiva è risultata la caratteristica che cambia di più nel corso di un trattamento, con cambiamenti che restano nel tempo (Roberts e colleghi, 2017). Ne parliamo più in dettaglio nell'articolo su come cambia la personalità.

Ha anche dei vantaggi?

Si legge spesso che un po' di nevroticismo "fa bene". Le prove sono più deboli di quanto suggeriscano i titoli. L'idea più studiata, il cosiddetto nevroticismo sano in chi è anche molto coscienzioso, ha retto in parte per alcune abitudini come il fumo, ma non ha trovato conferme sulle malattie croniche in studi su decine di migliaia di persone (ne parliamo nell'articolo sulle combinazioni dei tratti). In chiave evolutiva, ogni livello di ogni tratto ha costi e benefici e nessun valore è il migliore in assoluto (Nettle, 2006): accorgersi prima di cosa può andare storto ha un prezzo e un'utilità.

Un punteggio alto dice che le emozioni spiacevoli ti arrivano più spesso e più forti che alla media delle persone. Non dice che hai un problema. La pagina sul nevroticismo spiega cosa descrive ogni livello del tratto, e il test qui sotto ti mostra dove ti collochi.

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