La personalità può cambiare? Cosa dicono gli studi che seguono le persone per anni
Sì, la personalità cambia, ma in un modo preciso che conviene capire: in media le persone diventano più stabili emotivamente, più coscienziose e più gentili con gli anni, mentre la loro posizione rispetto ai coetanei cambia molto meno. Chi a 25 anni è tra i più ordinati del suo gruppo tende a esserlo ancora a 50, anche se nel frattempo tutto il gruppo è diventato un po' più ordinato.
Sono due domande diverse e gli studi le misurano in modo diverso. La prima riguarda il livello medio: un gruppo di persone cambia con l'età? La seconda riguarda l'ordine: chi era sopra la media resta sopra la media?
Il cambiamento medio: si matura, soprattutto tra i 20 e i 40 anni
La sintesi più citata ha messo insieme 92 campioni seguiti nel tempo. Coscienziosità, stabilità emotiva e la parte dell'estroversione legata alla sicurezza di sé crescono in media, e crescono soprattutto tra i 20 e i 40 anni. L'apertura mentale e la voglia di stare in compagnia salgono nell'adolescenza e calano in età avanzata; l'amicalità cambia soprattutto da anziani (Roberts, Walton e Viechtbauer, 2006).
Una meta-analisi più recente, su studi pubblicati dopo il 2005 e con più di 240.000 persone per il cambiamento medio, conferma la direzione e la rafforza per un tratto: dall'adolescenza alla vecchiaia la stabilità emotiva cresce di quasi una deviazione standard e mezza, in modo più o meno costante. La coscienziosità sale di circa una deviazione standard e in vecchiaia torna verso i livelli dell'adolescenza, l'amicalità sale di circa mezza, mentre l'apertura mentale scende di circa mezza deviazione standard nell'età adulta (Bleidorn e colleghi, 2022).
Questo andamento ha anche un nome: principio di maturità. In media, gli anni portano verso i tratti che rendono più facile lavorare, tenere una relazione e reggere lo stress. È una media, però: in uno studio che ha seguito 1.795 persone dai 16 ai 66 anni, a seconda del tratto, tra il 20% e il 60% dei partecipanti è cambiato in modo misurabile: una parte consistente, ma non tutti (Damian e colleghi, 2019).
La posizione rispetto agli altri: stabile, ma non scolpita
Qui il dato chiave è la correlazione tra due misure della stessa persona a distanza di anni. Una revisione di 152 studi aveva trovato che questa coerenza sale con l'età: 0,31 nell'infanzia, 0,54 negli anni dell'università, 0,64 intorno ai 30 anni (Roberts e DelVecchio, 2000). La meta-analisi del 2022 corregge la parte successiva del quadro: dopo i 25 anni trova poche prove che la stabilità continui a crescere (Bleidorn e colleghi, 2022). L'idea che la personalità si irrigidisca sempre di più fino ai 50 o 60 anni non trova conferma nei dati più recenti.
Su tempi molto lunghi la stabilità si abbassa. Nello studio dai 16 ai 66 anni la correlazione tra le due misure, a 50 anni di distanza, è 0,31 una volta corretta per l'errore di misura (Damian e colleghi, 2019). Vuol dire che resta un legame riconoscibile tra l'adolescente e l'adulto, ma lascia molto spazio al cambiamento individuale.
Circola anche la notizia che a 77 anni saremmo "una persona completamente diversa" da quella di 14. Viene da uno studio scozzese che ha confrontato le valutazioni date dagli insegnanti a 14 anni con quelle ottenute a 77 (Harris e colleghi, 2016). Gli autori stessi indicano i limiti: le misure iniziali erano singole domande compilate da insegnanti, il confronto era con valutazioni fatte in modo diverso decenni dopo, e a 77 anni hanno partecipato 174 persone. È una prova debole, non la dimostrazione che la personalità si azzeri.
La terapia cambia i tratti
Il dato più sorprendente viene dagli interventi. Una revisione di 207 studi, quasi tutti su percorsi di psicoterapia, ha trovato cambiamenti misurabili dei tratti in circa sei mesi, con un effetto medio di 0,37 deviazioni standard (Roberts e colleghi, 2017). Il tratto che si sposta di più è la stabilità emotiva (0,57 deviazioni standard), poi l'estroversione (0,23). Il tipo di terapia conta poco, e i cambiamenti restano anche a un anno di distanza.
Due avvertenze. Quasi tutti i partecipanti erano persone in cura, e i tratti erano misurati con questionari compilati da loro stessi: una parte del cambiamento può riflettere come le persone si vedono dopo la terapia. Resta comunque una prova che i tratti non sono fissi.
Volerlo basta?
Gli studi su chi prova a cambiare per conto proprio danno una risposta onesta: volerlo non basta, farlo un po' sì. In uno studio su 377 studenti seguiti per 15 settimane, a ognuno venivano proposte piccole sfide settimanali legate al tratto che voleva cambiare. Accettare le sfide non prevedeva nessun cambiamento; completarle sì. Due sfide di estroversione completate a settimana erano associate a quasi 0,2 deviazioni standard di estroversione in più, mentre chi accettava le sfide senza portarle a termine tendeva a scendere (Hudson e colleghi, 2019). Gli autori stessi avvertono che i dati sono correlazionali e basati su autovalutazioni.
Il quadro, in breve: il cambiamento è lento, avviene soprattutto in una direzione nella media delle persone, e quello che conta è cosa fai, non cosa ti proponi. Un test Big Five ti dice dove sei adesso. Rifarlo tra qualche anno è il modo più semplice per vedere se ti sei spostato: il test qui sotto richiede circa 10 minuti.
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