Introverso, estroverso o ambiverso? L'estroversione è una scala, non due caselle

Autore: Redazione di Personaspect · Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2026

Nella ricerca sulla personalità non esistono gli introversi e gli estroversi come due gruppi separati. Esiste l'estroversione, una scala continua su cui ognuno ha una posizione, e la maggior parte delle persone sta da qualche parte nel mezzo. "Introverso" ed "estroverso" sono modi comodi per indicare le due estremità; "ambiverso" è un nome per il centro.

Da dove vengono le parole

I termini li ha resi famosi Carl Gustav Jung, tra il 1910 e il 1921, quando nel libro Tipi psicologici descrisse due atteggiamenti opposti: l'energia rivolta verso il mondo esterno o verso quello interiore. Jung ragionava per tipi. La psicologia che misura i tratti ha preso le parole ma non le caselle: per Hans Eysenck e per il modello Big Five l'estroversione è una dimensione, e "ambiverso" indica chi sta nella parte centrale di quella dimensione (Grant, 2013).

C'è anche una piccola questione di ortografia. In inglese si trovano sia "extraversion" sia "extroversion": la forma con la a è quella di Jung e della letteratura scientifica, quella con la o è entrata nell'uso comune quasi subito (Kaufman, 2015). In italiano non c'è dubbio: si scrive estroversione.

Perché non due caselle

Gli psicologi hanno strumenti statistici fatti apposta per capire se una caratteristica divide le persone in categorie o le distribuisce lungo una scala. Una meta-analisi di 317 risultati di questo tipo ha trovato cinque risultati a favore delle dimensioni per ognuno a favore delle categorie, e nessun ambito, personalità normale compresa, in cui le categorie risultassero sostenute nel complesso (Haslam e colleghi, 2020).

Detto in pratica: se dividi le persone in introverse ed estroverse, metti in due gruppi opposti chi sta appena sotto e chi sta appena sopra la metà, che si somigliano molto più di quanto ciascuno somigli all'estremo della sua casella. Per questo il nostro test ti dà una posizione sulla scala dell'estroversione, non un'etichetta.

Cosa misura davvero l'estroversione

Nel linguaggio comune "introverso" vuol dire timido o riservato. Il tratto misurato dai questionari è più largo. Nell'IPIP-NEO, il questionario pubblico da cui viene il nostro test, l'estroversione è la somma di sei sfaccettature: cordialità, socievolezza (il piacere di stare in gruppo), assertività, livello di attività, ricerca di emozioni forti e allegria (IPIP).

Due persone con lo stesso punteggio possono arrivarci per strade diverse: una ama le feste ma non prende mai la parola in riunione, l'altra guida volentieri un gruppo ma la sera preferisce stare per conto suo. Il punteggio del tratto è una media; le sfaccettature dicono dove si concentra. Il punto comune più solido è l'umore: in una grande meta-analisi l'estroversione è il tratto più legato alle emozioni piacevoli, con una correlazione di 0,44 su quasi 13.000 persone (Steel, Schmidt e Shultz, 2008).

La situazione conta quanto il tratto

Il tratto descrive come ti comporti in media, non in ogni momento. William Fleeson ha chiesto a delle persone di annotare più volte al giorno, per due o tre settimane, come si stavano comportando. Quasi tutti, nel corso dei giorni, sono passati per quasi tutti i livelli di ogni tratto: momenti chiusi e momenti espansivi anche nella stessa persona. Ma le medie personali erano molto stabili da una settimana all'altra (Fleeson, 2001). Chi ha un punteggio basso di estroversione non è sempre chiuso; ci passa più tempo, in media, di chi ha un punteggio alto.

Gli ambiversi sono avvantaggiati?

L'idea si è diffusa grazie a uno studio di Adam Grant su 340 addetti di un call center che vendevano al telefono. Chi stava nella parte centrale della scala ha venduto di più, in tre mesi, sia di chi aveva punteggi bassi sia di chi li aveva alti (Grant, 2013). Il risultato è interessante, ma va preso per quello che è: un solo campione di persone molto giovani (19 anni in media), un questionario di quattro domande per l'estroversione e un effetto che lo stesso autore definisce da piccolo a medio. Non abbiamo trovato repliche registrate in anticipo. È un'ipotesi plausibile, non una regola.

Circolano anche percentuali precise sugli ambiversi ("due persone su tre") o sugli introversi ("un terzo della popolazione"). Non le abbiamo trovate in nessuna fonte primaria, e non potrebbero essere precise: dipendono interamente da dove si decide di tracciare i confini su una scala continua.

Allora, tu cosa sei?

La domanda più utile non è a quale gruppo appartieni, ma dove ti collochi sulla scala e su quali sfaccettature. Il test qui sotto misura l'estroversione insieme agli altri quattro tratti e ti mostra la tua posizione rispetto a un ampio campione di persone. Cosa vuol dire ogni livello lo trovi nella pagina sull'estroversione.

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