Carattere, temperamento e personalità, che differenza c'è
Nell'italiano di tutti i giorni le tre parole si usano quasi come sinonimi, e i dizionari in parte lo confermano. La psicologia però le distingue in un modo che vale la pena conoscere. In breve: il temperamento è la base, visibile già nei primi anni di vita; la personalità è il modo relativamente stabile di sentire, pensare e agire che si costruisce su quella base con l'esperienza; il carattere è la personalità vista con un giudizio di valore.
Temperamento: quello che si vede già da piccoli
Per il vocabolario Treccani il temperamento è la componente affettiva della personalità, considerata di origine biologica, da cui dipendono l'emotività e la stabilità dell'umore (Treccani). Il dizionario dell'American Psychological Association lo descrive come la base della personalità, presente presto nella vita: livello di energia, reattività emotiva, umore, inibizione davanti al nuovo (APA).
Gli psicologi dello sviluppo studiano il temperamento nei bambini con dimensioni come l'emotività positiva, la paura, la frustrazione e la capacità di controllarsi, e le collegano ai tratti dell'adulto (Rothbart, Ahadi e Evans, 2000). Il legame è stato visto anche nel tempo. In uno studio neozelandese su 1.000 bambini osservati a tre anni e rivalutati a 26, lo stile di comportamento della prima infanzia prevedeva la personalità adulta: gli autori lo definiscono la prova più lunga e solida disponibile in questo senso (Caspi e colleghi, 2003).
Personalità: la base più l'esperienza
La personalità è il concetto più ampio. Treccani la descrive come l'insieme delle disposizioni affettive, volitive e cognitive che geni, educazione e ambiente sociale organizzano nel tempo in una struttura relativamente stabile (Treccani). È quello che misurano i Big Five: cinque tratti su cui ognuno ha una posizione.
Quanto conta la base biologica? Una meta-analisi di 62 stime su oltre 100.000 persone colloca l'ereditabilità media dei tratti di personalità intorno al 40%: il resto delle differenze tra le persone viene dall'ambiente e dall'esperienza (Vukasović e Bratko, 2015). Gli studi sui gemelli danno stime un po' più alte (47%), quelli su famiglie e adozioni più basse (22%). In ogni caso né i geni né l'educazione spiegano tutto da soli.
Carattere: la personalità giudicata
Il carattere è la parola più scivolosa. Treccani lo definisce come l'insieme delle qualità e disposizioni che distinguono una persona dall'altra, soprattutto nel comportamento sociale, ma registra anche il senso morale: una "persona di carattere" è costante e seria nella volontà e nell'azione (Treccani). Anche il dizionario APA sottolinea gli atteggiamenti morali e sociali, e ammette che la parola è spesso usata come sinonimo di personalità (APA).
Gordon Allport, uno dei fondatori della psicologia della personalità, chiuse la questione con una frase rimasta famosa: il carattere è la personalità valutata, e la personalità è il carattere privato del giudizio. Per questo nel suo libro del 1937 decise di non usare più la parola, che considerava un concetto etico più che psicologico (Allport, 1937, Personality: A psychological interpretation, p. 52).
La ricerca successiva ha ripreso il termine in modi più precisi. Nel modello di Cloninger il temperamento comprende tendenze ereditabili e precoci, come la ricerca di novità e l'evitamento del pericolo, mentre il carattere comprende dimensioni che maturano nell'età adulta, come l'autodirezione e la cooperatività (Cloninger, Svrakic e Przybeck, 1993). La psicologia positiva parla di "punti di forza del carattere", cioè tratti apprezzati sul piano morale come la gentilezza o l'onestà (Peterson e Seligman, 2004; VIA Institute).
Allora quale parola usare
La nostra posizione è semplice. Se parli di come una persona tende a sentire, pensare e comportarsi, la parola precisa è personalità, ed è quella che usiamo nel sito. Temperamento è la parola giusta per la base precoce e in parte ereditata, soprattutto quando si parla di bambini. Carattere va benissimo nel linguaggio comune, purché ci si ricordi che porta con sé un giudizio: dire che qualcuno "ha un brutto carattere" è una valutazione, dire che ha un punteggio basso di amicalità è una descrizione.
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